Una Nuova Politica Industriale per l’Abruzzo può essere favorita solo dalla PARTECIPAZIONE dei LAVORATORI

Una Nuova Politica Industriale per l’Abruzzo può essere favorita solo dalla PARTECIPAZIONE dei LAVORATORI

Lavoratori e imprese rappresentano il binomio perfetto per lo sviluppo di un territorio. In Abruzzo il tessuto produttivo, sviluppato su un sistema di piccole e medie imprese, sta ancora attraversando tante difficoltà.

Dal 2015, secondo gli ultimi dati di Movimpresa-Unioncamere, rallentano le nascite di nuove imprese. Un rallentamento accompagnato da un tasso di crescita basso rispetto alla media delle altre regioni italiane, in modo particolare di quelle del Mezzogiorno e nonostante gli incentivi e i fondi pubblici. Nel 2017 il tasso di crescita delle aziende abruzzesi si attesta sullo 0,38 % rispetto ad un incremento del tasso nazionale del +0,75%. L’anno scorso 423.096 erano gli addetti nelle imprese, un dato che non è ancora rientrato in quelli pre-crisi (Slide1). Quello che preoccupa dall’inizio di questa crisi economica ed occupazionale, è lo stato di salute delle aziende perché, secondo il "Check-up Mezzogiorno" rapporto curato da Confindustria e SRM, alla riduzione del numero delle unità locali (-13,1%), hanno risposto con un calo degli investimenti del 42,2% e un indice del fatturato fermo a quasi 42 miliardi di euro. Il numero delle imprese che hanno aperto una procedura fallimentare si è abbassato, invece, come segnala l’Osservatorio Cerved Group, quelle che in Abruzzo hanno scelto di chiudere volontariamente la propria attività, tra gennaio e settembre, sono aumentati dello 0,2% in controtendenza con la media negativa nazionale (-6,2%) (Silde2).

Se il territorio della provincia di Chieti, in questi anni di crisi economica ed occupazionale, è stato da traino, oggi è in difficoltà e vive una fase di ristrutturazione con ripercussioni su tutto il territorio regionale. La fragilità di Chieti si coglie dall’andamento delle esportazioni nell’ultimo anno. Le imprese, in modo particolare le multinazionali, anche se molto lentamente, continuano ad esportare prodotti all’estero. Il valore delle esportazioni cresce in tutto l’Abruzzo del 2,3% e rallenta soprattutto a Chieti (0,8%) che da sola, continua a rappresentare oltre i 2/3 dello scambio commerciale regionale (Slide3-4).

Il 2017, ha comunicato l’INPS, si chiude con un lieve calo, -13%, delle ore autorizzate della Cassa integrazione, ma un numero sempre maggiore di imprese ha usufruito dello strumento dei contratti di solidarietà, in modo particolare nella provincia di Chieti, dove la cassa integrazione straordinaria è aumentata del 97% (Slide6).

I livelli occupazionali migliorano, secondo gli ultimi dati Istat, ma è lavoro precario e non di qualità. L’industria ha meno mano d’opera rispetto ai primi nove mesi del 2016 a causa del settore dell’edilizia (- 16 mila operai) che è stato totalmente ridimensionato dalla crisi e che continua a soffrire con un tasso d’ingresso delle imprese fermo e in alcuni casi anche in calo (Slide5). Per generare nuova e buona occupazione ma soprattutto sostenere l’occupazionale giovanile e femminile, l’Abruzzo ha bisogno di una struttura di politiche attive capace di tutelare e la persona già nel sistema scolastico e di accompagnarla per tutta la vita lavorativa fino al pensionamento. Si deve puntare su un grande investimento in servizi di orientamento, istruzione, formazione continua. Occorre rialzare il tasso di occupazione anche accelerando i percorsi che collegano strutturalmente scuola e lavoro (alternanza scuola-lavoro) e investendo risorse crescenti e stabili nel lungo periodo. L’apprendistato duale deve diventare uno dei principali canali di ingresso dei giovani al lavoro.

La regione non è competitiva! Secondo l’indicatore di competitività europeo (slide7) l’Abruzzo non ha un sistema formativo e un mercato del lavoro efficiente, le infrastrutture sono scarse ma soprattutto non investe in innovazione e ricerca, generando così anche una forte instabilità macroeconomica.

Il rilancio della produzione industriale e della competitività delle nostre imprese e del nostro sistema regionale passa attraverso gli investimenti sull'innovazione e sulla ricerca, che sono inadeguati.

La spesa pubblica, purtroppo, è insufficiente per gli investimenti ma può essere sostenuta in parte dalle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale perché in Abruzzo quasi 5milioni di euro sfuggono al fisco, tra sotto dichiarazioni e lavoro non regolare (slide8). Un contributo fondamentale alla lotta all’evasione fiscale e catastale può e deve arrivare anche dagli Enti Locali, che hanno un’ampia capacità di controllo sociale e disponibilità di fonti informative per effettuare gli accertamenti.

Un concreto sostegno allo sviluppo arriva anche dai Fondi europei che, si aggiungono alle risorse nazionali, e diventano un’opportunità se si riescono ad intercettarle.

La ristrutturazione del sistema produttivo abruzzese deve partire dalla costituzione di una Cabina di Regia, dove dovranno essere individuate e valorizzate le imprese e i settori ancora strategici (Automotive, Moda-Design, Agrifood, Ict-Elettronica Spazio e la Filiera del Turismo e Servizi). Le Aree di crisi complessa e non complesse, i Contratti di Sviluppo, i Contratti di rete, e la Carta di Pescara, devono essere condivisi e coordinati dai vari attori nei territori, affinché diventino strumenti efficaci di programmazione di sviluppo.

L’Abruzzo per ritornare ad essere attrattivo ha bisogno di un sistema di fiscalità favorevole e politiche di semplificazione normativa e amministrativa: agevolazioni, deroghe temporanee alle regole del mercato del lavoro e ammortizzatori sociali, semplificazioni e accelerazioni burocratiche/autorizzative, supporto prioritario del Fondo di Garanzia, defiscalizzazioni.

Il “Piano nazionale Impresa 4.0” è oggi un’opportunità concreta per le grandi e piccole e medie aziende. È una misura tesa ad incentivare la nascita di nuove imprese innovative ed a favorire l’avanzamento tecnologico del sistema produttivo, ma ha bisogno di un maggior coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni datoriali per incidere maggiormente sulle diversità locali.

Sulle politiche di sviluppo è importante rivedere la legge regionale n. 40 dell’8 agosto 2012.

Per rilanciare le attività imprenditoriali la Regione deve adottare politiche mirate in interventi infrastrutturali. I progetti del MasterPlan sono fermi ma devono essere realizzati in tempi brevi per poter superare i primi ostacoli alla ripresa economica.

Una fondamentale risposta alle crisi è la contrattazione sindacale per una maggiore tutela dei salari e dei lavori attraverso la ricerca e l’individuazione di soluzioni più idonee alle varie realtà territoriali e settoriali. Una risposta alla bassa produttività del nostro tessuto imprenditoriale è la partecipazione dei lavoratori nelle aziende.

La partecipazione rappresenta quindi, un’occasione di accrescimento economico e professionale per i lavoratori, mentre le imprese conseguirebbero più produttività  e  più utili da rinvestire nelle aziende stesse. 

Solo attraverso il potenziamento della concertazione regionale tra il Governo regionale, le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e Associazioni degli Imprenditori, come previsto dallo stesso articolo 11 dello Statuto della Regione Abruzzo, e la valorizzazione del sistema delle relazioni industriali, si possono porre le basi una nuova stagione di sviluppo dell’Abruzzo.

 

     Riccardo Gentile

         Segretario Generale Aggiunto

Responsabile Politiche Settore Industria

 

 

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