Lug12

Cambiare le pensioni dare lavoro ai giovani

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Cambiare le pensioni dare lavoro ai giovani

E’ ormai da qualche tempo che stiamo lavorando per creare un insieme di opportunità che possano aiutare a uscire in maniera sostanziale dalla crisi, come CISL congiuntamente alle altre Confederazioni, sul territorio regionale, per le aree di crisi, che sembrano avere assunto una propria forma, con i primi bandi in uscita, un’attrattiva in più per il Molise costituendo quelle opportunità che possono permettere di far ripartire il lavoro.
La chiave di volta ovviamente è in mano a chi investe sul territorio per creare quei presupposti di ricollocazione attesi e lo spauracchio è sempre il tempo, per cui bisogna accelerare.
Tra le tante cause che hanno alimentato la crisi, di certo ha agito anche la riforma Fornero che nei fatti ha bloccato quel meccanismo flessibile in uscita dei lavoratori che permetteva un uguale ingresso di forza lavoro, ecco perché la riforma sulla previdenza è anch’essa un’opportunità.
“Cambiare le pensioni dare lavoro ai giovani’ è stata la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil sulla previdenza, contenute nella piattaforma unitaria presentata lo scorso anno e alla base del verbale sottoscritto con il Governo il 28 settembre, che ha di fatto riaperto nel Paese il dialogo sociale sulle pensioni che mancava da molto tempo.
IL 13 luglio prossimo rilanceremo le richieste, con un attivo nazionale unitario di Cgil Cisl e Uil, per fare in modo di sbloccare proprio quei nodi che oggi ostacolano quella flessibilità in uscita, tema al centro del confronto nel corso della cosiddetta 'Fase 2'.
E’ urgente affrontare i temi del legame all’aspettativa di vita, bloccando gli automatismi d’innalzamento dell'età pensionabile, della flessibilità in uscita, delle future pensioni dei giovani e della rivalutazione di quelle in essere, eliminare le disparità di genere che penalizzano le donne.
Da subito abbiamo detto che non era la flessibilità richiesta dai sindacati, le cui proposte avevano una portata più ampia, ma si tratta comunque di misure importanti, finanziate con 7 miliardi di euro, che sono state recepite nella legge di bilancio per il 2017.
L’accordo del 28 settembre 2016 consta di due parti, la prima d’immediata applicazione, che comprende: l’APE nelle sue tre forme di Ape volontario, Ape agevolato e Ape d’impresa, la Rita rendita integrativa temporanea anticipata, il pensionamento dei lavoratori precoci in condizioni di disagio, le facilitazioni per l’accesso alla pensione in caso di lavori usuranti, l’ampliamento del cumulo contributivo, la definitiva eliminazione delle penalizzazioni in caso di pensione anticipata, l’ampliamento della somma aggiuntiva (cosiddetta quattordicesima pensioni) e l’equiparazione della detrazioni dei pensionati a quella dei lavoratori.
La seconda fase, invece, riguarda un ampio programma di lavoro per il futuro: dall’introduzione di una pensione di garanzia modulata in base ai contributi versati, a interventi per il rilancio della previdenza complementare, a una maggiore flessibilità per accedere alla pensione con il metodo contributivo, alla valorizzazione del lavoro di cura a fini previdenziali, alla possibilità di differenziare i coefficienti di trasformazione in base alle diverse aspettative di vita per lo svolgimento di lavori diversi, alla separazione tra previdenza e assistenza. In questi mesi sta proseguendo il confronto tra sindacati e Governo sulle norme di attuazione, passaggio molto delicato perché lo spirito con cui è stato firmato l’accordo rimanga intatto.
Questo è l’impegno sulla previdenza e di pari passo si continua con la pressione anche a livello nazionale sia per gli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi e sia per far partire davvero le politiche attive sul lavoro e ovviamente non faremo mancare né pressione né contributi anche a livello locale.


Giovanni Notaro Segretario Generale Aggiunto

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